Il doppio ritratto di Federico da Montefeltro e di Battista Sforza

"Doppio ritratto di Federico da Montefeltro e di Battista Sforza" di Piero della Francesca

Piero della Francesca, Doppio ritratto dei duchi di Montefeltro, 1465-1472 circa. Firenze, Galleria degli Uffizi.

I loro occhi si scrutano in un incontro infinito ma mai compiuto, le loro espressioni tese in una maschera di fierezza che ricorda le antiche statue dell’Egitto o della Grecia arcaica: sono immobili, fissati nell’attimo fuggente e nel fluire universale della storia. Individui immortalati nella loro esemplarità, ma pur sempre persone con un’identità propria: sono Federico da Montefeltro e Battista Sforza, come li ritrae Piero della Francesca. L’artista pervade i due ritratti con la luce zenitale che caratterizza il suo stile, ma questa luce assoluta e immutabile non crea l’indeterminatezza dei particolari presente, ad esempio, in Beato Angelico. La viva influenza dell’umanesimo fiammingo nell’ambiente della corte di Urbino, presso cui operano contemporaneamente a Piero della Francesca anche artisti di diverse nazionalità, come il nordico Giusto di Gand, si riflette nella minuziosa cura dei dettagli dello sfondo paesaggistico dei due dipinti, oltre che nel risalto dato ai particolari dell’abbigliamento e alle imperfezioni del viso. A questo realismo l’artista affianca il processo a lui caro di geometrizzazione della figura umana, con il conseguente risalto ideale dato ai personaggi. Altro

Ariosto e il suo tempo nelle riflessioni di Francesco De Sanctis e Walter Binni

Uno dei primi commentatori moderni dell’Orlando furioso è stato il famoso critico ottocentesco Francesco De Sanctis, che nella sua prospettiva romantica ci presenta un Ariosto asociale, esteta e affetto da inettitudine cronica: un Ariosto che è un po’ don Abbondio, un po’ Talete, in parte incapace di vivere, in parte disinteressato a vivere, almeno non secondo le regole che la società gli impone. De Sanctis ci parla di un Ariosto che si accorge di essere uscito in pantofole solo quando è ormai a metà strada, come il filosofo greco Talete, di cui la tradizione racconta che, immerso nell’osservazione delle stelle, un giorno sia caduto in un fosso tra la derisione dei presenti. Come il filosofo, Ariosto è dotato di una vena di geniale inventiva che tuttavia, stando a quanto sostiene il critico, lo spinge all’astrazione, lo conduce alla genesi artistica di una dimensione ideale separata dal mondo, un’alternativa realtà per immagini in cui rivendicare un’identità propria. Altro

quartopianosenzascensore

(macchè! ho traslocato!)

aliceinwriting - critica letteraria e vita da biblioteca

Redattore editoriale, bibliotecaria, web editor copywriter. Amante dei libri, della lettura, sensibile al piacere del testo e al grado zero della scrittura, mi occupo di Letteratura, amica esistenziale fin dai tempi dell'infanzia, poi alleata negli studi, infine compagna fedele di vita. I miei campi d'azione: la critica, la riflessione sul romanzo, sui miti, su temi e topoi; la poesia come flusso di coscienza e sottile tecnica semantica; il racconto, finestra aperta su un mondo interiore da narrare con parole in libertà.

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